|
SPETTROSCOPIA
DI ASSORBIMENTO
ATOMICO
PRINCIPIO
La
spettrofotometria di assorbimento atomico è una delle tecniche più usate
oggi per l’analisi degli elementi in tracce (soprattutto metalli) in
matrici di ogni genere: da quelle ambientali, come acque e terreni, fino
agli alimenti e leghe metalliche.
Questa
tecnica si presta ad analisi di tipo sia qualitativo che quantitativo
degli elementi, ma di fatto usata quasi esclusivamente per quella
quantitativa. In pratica, l’elemento in esame viene atomizzato e
bersagliato con radiazioni di lunghezza d’onda opportuna, per effetto
dell’assorbimento atomico, l’intensità del raggio diminuisce e
l’attenuazione può essere correlata alla concentrazione dell’elemento
nel campione mediante una legge analoga a quella di Beer, A = xbN.
Per
quanto riguarda gli elementi determinabili, i limiti sono essenzialmente
strumentali e derivano dall’assorbimento dell’ossigeno dell’aria e,
soprattutto, dal fatto che, con il sistema di atomizzazione a fiamma, i
gas caldi assorbono le radiazioni in determinate regioni spettrali.
Ogni
elemento ha un determinato n° di elettroni, che lo caratterizza. Poiché
nello stato fondamentale gli elettroni occupano gli orbitali disponibili
secondo una specifica configurazione (quella di minima energia),
l’insieme delle possibili transizioni elettroniche verso orbitali più
esterni è caratteristico di ciascun elemento.
Ogni
transizione corrisponde all’assorbimento di una precisa energia e
produce una riga spettrale con una caratteristica lunghezza d’onda.
Le
righe degli spettri di assorbimento ( e di emissione) non sono
perfettamente monocromatiche; in realtà si presentano come bande con una
ampiezza dell’ordine di 0.002 nm. L’allargamento delle righe spettrali
è dovuto a tre fenomeni principali: allargamento do Lorentz, Doppler,
Naturale.
ASSORBIMENTO
ATOMICO E CONCENTRAZIONE
Per
determinare la quantità di un elemento, si può atomizzare il campione in
cui è contenuto, eccitare i suoi atomi con radiazioni di opportuna
lunghezza d’onda e misurare la radiazione subita (più precisamente, flusso
radiale).
Alle
normali temperature di esercizio la maggior parte degli atomi si trova
nello stato fondamentale e una parte, sia pur minima, può trovarsi uno
stato termicamente eccitato; questi atomi, perciò, non partecipano al
processo di assorbimento che si intende misurare.
L’assorbimento,
che dipende dal n° di atomi nello stato fondamentale, è direttamente
proporzionale all’intera popolazione di atomi presenti sul cammino
ottico della radiazione e quindi alla concentrazione dell’elemento nel
campione ( se l’atomizzazione viene ottenuto con una fiamma) oppure alla
quantità dell’elemento (se l’atomizzazione viene ottenuta con sistemi
senza fiamma).
In
queste condizioni l’assorbimento atomico sia pure in un intervallo di
linearità abbastanza ristretto segue una legge analoga alla legge di Beer,
descritta per l’assorbimento molecolare. Per un generico elemento eccitato da una radiazione monocromatica
i cui atomi siano dispersi in fase gassosa :
A
= xbN
dove x
è il coefficiente spettrale di assorbimento atomico b
lo spessore dello strato assorbente ( il
cammino ottico) N
il n° totale di atomi liberi.
ANALISI
QUANTITATIVA
Ogni
spettrofotometro per assorbimento atomico è corredato di un manuale che
riporta, per ciascun elemento, le diverse righe analitiche, l’ampiezza
ottimale della fenditura, la sensibilità relativa per una determinata
riga spettrale e l’intervallo di linearità.
Per
la determinazione quantitativa il metodo della retta di taratura è il più
usato, essa consiste nel costruire una retta di taratura
preparando soluzioni standard e misurandone l’assorbanza; dalla
retta in base ai valori di assorbanza si può risalire alla concentrazione
dell’analita in campioni incogniti.
STRUMENTAZIONE
Lo
spettrofotometro per assorbimento atomico può essere di tipo monoraggio o
doppioraggio. In particolare, se l’atomizzazione viene effettuata per
mezzo di una fiamma si possono usare entrambi i sistemi.
Il
raggio emesso dalla sorgente attraversa il sistema di atomizzazione
(fiamma o fornetto di graffite) che contiene il campione allo stato di gas
atomico, e giunge al monocromatore, che elimina le radiazione che non
interessano ai fini analitici; la radiazione monocromatica passa poi al
rivelatore ( in genere un tubo fotomoltiplicatore), che produce una
corrente proporzionale all’intensità del raggio. La modulazione viene
effettuata per distinguere la
radiazione emessa dalla sorgente da quella che, inevitabilmente, si genera
nel sistema di atomizzazione: la prima, infatti, dopo la
modulazione genera nel rivelatore
un segnale pulsato, mentre la seconda genera un segnale continuo. Il
sistema di rielaborazione dei segnali infine, separa i due segnali ed
elabora solo quello di interesse analitico (pulsato), eliminando così
l’interferenza.
Negli
apparecchi doppio raggio il riferimento non attraversa la zona di
atomizzazione perché è comunque impossibile realizzare un vero e proprio
bianco: la fiamma infatti non è mai uniforme in ogni punto e quindi non
è riproducibile. Il sistema doppio raggio però, consente di compensare
le variazioni di intensità della sorgente o di sensibilità del
rivelatore ( e in generale, del sistema elettronico).
SORGENTI
Tutte
le sorgenti per assorbimento atomico si basano sul principio di eccitare
gli atomi dell’elemento da analizzare in
modo che emettano radiazioni alle caratteristiche lunghezze
d’onda queste vengono poi assorbite poi dal campione allo stato di gas
atomico. I tipi di sorgente più usati sono tre:
-
lampada a catodo cavo
-
lampada a scarica elettrodica di gas
-
lampada a scarica di radio frequenza.
Lampade
a catodo cavo
Sono
le sorgenti più usate anche se presentano qualche problema per
l’analisi di metalli alcalini e di elementi molto volatili ( come As,
Se, Cd), che hanno vita molto breve e d’anno emissioni di bassa intensità.
Sono disponibili due tipi di lampade a catodo cavo:
-
a
singolo elemento, utili per le analisi di routine di un singolo
elemento e quando è richiesta una elevata sensibilità;
-
multielemento,
per analisi saltuarie di diversi elementi in sequenza. Sono meno
sensibili delle lampade a singolo elemento e possono dare origine a
sovrapposizione fra le righe spettrali, d’annose soprattutto nel
caso di analisi in tracce
( condotte vicino ai limiti di rivelabilità).
SISTEMI
DI AUTOMIZZAZIONE
Tipi
di fiamma
La
temperatura massima di fiamma dipende dal tipo di miscela comburente –
combustibile (Fig. 1). La fiamma aria – acetilene, in genere, è
sufficiente per atomizzare la maggior parte degli elementi determinabili
con la spettrofotometria di fiamma. Le fiamme meno calde sono sempre meno
usate in quanto forniscono un’energia insufficiente alla completa
atomizzazione dei campioni, mentre la fiamma protossido di azoto –
acetilene è necessaria per gli elementi
che formano composti molto stabili alle alte temperature e quindi
difficili da atomizzare.
|
FIAMMA
|
TEMPERATURA
|
|
Aria-metano
|
|
|
Aria-gas di città
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Protossido
di azoto-acetilene
|
|
|
Tutte
le fiamme danno un assorbimento di fondo, particolarmente intenso nel
lontano UV (190 – 200 nm),che può interferire con l’analisi di
elementi che assorbono in quella regione spettrale (come As e Se )
OTTIMIZZAZIONE
DELLO STRUMENTO E CONTROLLO DELLE PRESTAZIONI
Per
uno strumento a fiamma si
devono effettuare le seguenti operazioni.
Allineamento
ottico della lampada. Dopo aver inserito la lampada nell’apposito
alloggiamento bisogna fare in modo che il raggio cada sul rivelatore con
la massima intensità.
Selezione
della lunghezza d’onda e della fenditura. Dopo avere impostato la
lunghezza d’onda e la fenditura occorre procedere in modo che il raggio
raggiunga il rivelatore con la massima intensità.
Controllo
dell’allineamento della testata. La
fiamma deve essere collocata al centro della radiazione incidente.
Ottimizzazione
della velocità della iniezione. La velocità con cui la soluzione
viene nebulizzata nella fiamma deve essere regolata in modo da ottenere un
segnale di massima intensità.
Regolazione
del flusso dei gas. Si deve cercare il rapporto ottimale
combustibile/comburente per
ottenere un segnale di massima intensità.
Dopo
avere effettuato tutte le manovre per ottimizzare i componenti dello
strumento, si devono effettuare i controlli delle prestazioni dello
strumento:
|